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Le italiane e la pillola

L'Italia si trova agli  ultimi posti  in Europa per utilizzo. Nonostante ciò, lo scorso anno anche le ultime due pillole rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale sono state riclassificate in Fascia C, diventando totalmente a carico delle cittadine—comprese quelle per cui la pillola è necessaria come terapia medica.

Esistono farmaci per l'impotenza, invece,  mutuabili  per alcune patologie.

"La prima che mi avevano prescritto aveva un costo abbastanza accettabile, intorno agli 8-10 euro," racconta Francesca, studentessa di 25 anni che utilizza la pillola sia per disfunzioni del ciclo che come anticoncezionale.

Pioggia di critiche sui social per i sacchetti con le deiezioni canine appese agli alberi. Il consigliere Pasina: «Le critiche sensate vanno accolte, qualche cestino in più andrà messo».

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Appesi ai rami degli alberi, come addobbi, poco decorativi, un modo un po’ spiccio ma forse anche un po’ obbligato di disfarsi delle deiezioni dei propri cani all’interno del Parco della Bosca diventa motivo di piccola polemica in città.

A Morbegno, sui social è circolata la foto di sacchetti che penzolano dai rami, sacchetti lasciati dai proprietari di cani che non avendo trovato cestini dove riporre i rifiuti li hanno lasciati in loco, legati alla bell’e meglio tra il verde.

E insieme allo stigmatizzare la carenza delle attrezzature in loco, si ritorna a parlare in città del “parco mai nato” di Campovico, creato con obiettivi di interesse naturalistico ma «poco fruibile». In decine di consigli comunali per anni specie con la precedente amministrazione si è chiesto che il sito fosse «più adeguato al relax dei morbegnesi, più accessibile e un po’ più confortevole».

Il parco ha valore ambientale, svolge un ruolo utile alla «riqualificazione del territorio, alla salvaguardia e conservazione di specifici contesti naturali» ma almeno qualche cestino in più, qualche panchina, fa notare qualcuno, «non guasterebbe».

Sul fronte amministrativo il consigliere comunale delegato al Parco Maurizio Pasina ha fornito le sue precisazioni e un ripensamento generale sul Parco della Bosca è in realtà imminente. «Stiamo facendo ripartire il Parco della Bosca – ha affermato ieri Pasina – proprio 15 giorni fa ci siamo riuniti ufficialmente insieme a tutti i soggetti interessati a questo polmone verde, convocando il Comitato di coordinamento. Questo organismo che vaglierà come gestire e fare crescere la Bosca – ha aggiunto – è composto da amministratori, Comune e Cm, c’è un rappresentante di Campovico e due rappresentanti di associazioni ambientaliste». Tutti insieme decideranno quale sviluppo possa avere il sito che è un Plis, Parco di interesse sovracomunale. Non mancherà maggiore attenzione anche sulle attrezzature.

«Le critiche sensate le accogliamo sempre – ha dichiarato Pasina – il parco ha una spiccata vocazione ambientale, non è il Parco Bartesaghi di Sondrio, ha delle caratteristiche che lo distinguono e che vanno rispettate. Ma qualche cestino in più si può mettere e si deve consentire e anche incentivare la frequentabilità del Plis. Stiamo disegnando un nuovo percorso ad anello al suo interno, che sarà tenuto sfalciato e fruibile, ci sono associazioni che sono coinvolte nella gestione, come il Wwf e Orma, gli ornitologi morbegnesi, i Volontari di Campovico, l’associazione Torchi bianchi, il Csi Morbegno, dal loro impegno potrebbero nascere delle nuove idee per usare certi spazi e angoli all’interno dell’area protetta».

«In generale – ha concluso il consigliere delegato alla partita – il Parco della Bosca è un bene di tutti e in tanti stanno dando la propria disponibilità per assicurare piccoli interventi di manutenzione, il mio invito è a coinvolgersi di più e a portare critiche come in questo caso, ma anche suggerimenti che porteranno a sicuri miglioramenti»

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  • Il Consiglio boccia l'adesione all'iniziativa che vuole far conoscere le bellezze del territorio accanto alla devastazione causata dai cantieri

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    25 luglio 2017
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    Reiseführer Il cantiere del Terzo valico a Serravalle Scrivia

    Il  Parco dell’Appennino Piemontese , l’ex Capanne di Marcarolo,  ha ritirato al sua adesione alla ciclocamminata  promossa dal  commissario di governo del Terzo valico, Iolanda Romano . L’iniziativa è stata presentata la scorsa settimana ad Alessandria nella Sala del Consiglio provinciale e prevede “due giorni di pedalate e camminate per riscoprire le eccellenze e le potenzialità attrattive delle aree del Terzo Valico”. Si svolgerà nel week end del 30 settembre e 1 ottobre ed è stata organizzata con alcune delle associazioni locali oltre all’adesione di tutti gli 11 comuni piemontesi interessati dai lavori e dalle cave del Terzo valico. E’ la prima iniziativa del cosiddetto Patto per il territorio, dal quale gli enti locali attendono 60 milioni di euro per lo sviluppo locale “in cambio” dei disagi causati dai lavori della linea ferroviaria. L’itinerario della ciclocamminata prevede, il primo giorno, un percorso di tipo cicloturistico con visita al Museo dei Campionissimi e al Museo dell’Apicoltura Maglietto a Novi Ligure, all’Abbazia di Rivalta Scrivia e al castello di Pozzolo. Il secondo giorno si va a piedi e in bus ad Arquata, al geosito di Carrosio, alla Pinacoteca di Voltaggio, a Gavi, al sito archeologico di Libarna e alle Capanne di Marcarolo (iscrizione sul sito commissarioterzovalico.mit.gov.it).

    Rechtschreibung Iolanda Romano, commissario del Terzo valico

    Proprio l’amministrazione dell’area protetta aveva inizialmente aderito al progetto ma nell’ultima seduta del Consiglio la decisione è stata rivista dietro sollecitazione del consigliere  Mario Bavastro , che aveva anticipato ai giornali la sua posizione sull’iniziativa, definita “assurda, utile solo a gettare fumo negli occhi alla popolazione.  Il portare avanti i lavori del Terzo valico e la crescita turistica del territorio sono incompatibili.  Ancora una volta si sprecano soldi pubblici per nascondere la realtà di quest’opera”. Dalla ripresa dei lavori nel 2012, in effetti, i cantieri hanno portato infiltrazioni della  ‘ndrangheta arresti per corruzione diffusione dell’amianto sul territorio , un  paesaggio devastato , senza che nessuno abbia ancora fornito i famosi dati sull’utilità dell’opera. Pensare che con tutto ciò si possa in qualche modo “valorizzare il territorio” dal punto di vista turistico ha lasciato perplesse non poche persone. Fra queste, tutti i consiglieri del Parco, che hanno in sostanza fatto propria la posizione di Bavastro. “ Non c’è stata condivisione sull’adesione  – spiega il presidente Dino Bianchi –  per questo l’ente non prenderà parte all’iniziativa ”.

    Da Tijuana passano anche migliaia di persone che cercano di entrare negli Stati Uniti senza un visto, aggirando il muro che corre lungo il confine e che entra in mare tagliando in due la spiaggia. Oltre ai messicani e agli altri latinoamericani, negli ultimi anni si sono aggiunti i migranti  provenienti dal resto del mondo : almeno quindicimila nel 2016.

    E a complicare le cose ci sono ora le espulsioni promesse da Donald Trump in campagna elettorale. Migliaia di cittadini che vivono e lavorano negli Stati Uniti senza documenti e che vengono rispediti nelle città di confine come Tijuana, dove ne arrivano in media  duecento al giorno . Molti di loro sono andati via quand’erano bambini e con il Messico non hanno quasi più nessun rapporto. Spesso decidono comunque di fermarsi a Tijuana, per restare il più vicino possibile a quella che considerano casa loro.

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